Cosa fare se il datore di lavoro non versa i contributi Inps

Arrivare ad ottenere la pensione, specie per i più giovani, sembra un miraggio sempre più lontano. Già è abbastanza difficile trovare lavoro, se poi l’azienda omettesse di versare regolarmente i nostri contributi (per scelta, dimenticanza o lavoro in nero) la faccenda si complica ulteriormente.

Chiunque può controllare in qualsiasi momento la sua posizione contributiva presso l’Inps, sia recandosi di persona agli sportelli addetti, sia accedendo al portale online con i propri dati identificativi e password. Nel caso in cui ci rendessimo tristemente conto che i nostri datori di lavoro non hanno adempiuto ai loro doveri, esiste un modo per far valere i nostri diritti? Cosa rischia l’imprenditore che non versa i contributi ai suoi dipendenti? Scopriamolo insieme.

Capita sempre più spesso che grandi aziende e piccoli imprenditori si trovino in difficoltà o versino in condizioni precarie, tali da non permettere loro di pagare regolarmente gli stipendi e/o di versare regolarmente i contributi ai propri impiegati, operai e collaboratori. Questo può avvenire per dimenticanza (e probabilmente, in questo caso, si tratterà solo di pochi mesi rimasti indietro) o per scelta. Qualunque sia il motivo, si tratta sempre di un’inadempienza nei confronti dei dipendenti e dell’Inps, punibile con sanzioni civili e/o pecuniarie.

Che cosa rischia il soggetto inadempiente?

Se i contributi non sono mai stati pagati, come nel caso di mancata comunicazione dell’assunzione all’Inps (lavoro in nero), sono previste delle sanzioni civili pari al 30% su base annua calcolate sull’importo dei contributi evasi, con un massimo del 60% e comunque un minimo di 3.000 euro, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa, per cui il datore di lavoro, anche per il dipendente che ha lavorato al nero un solo giorno, può vedersi applicata la sanzione minima di 3.000 euro. Va poi aggiunto che queste sanzioni si possono cumulare con quelle amministrative per la mancata comunicazione dell’assunzione e mancata iscrizione all’Inps nei termini previsti.

Quando invece i contributi vengono pagati in ritardo, sono previste sanzioni pecuniarie calcolate al tasso in vigore alla data di pagamento o di calcolo (ora pari al 6,50% su base annua) e comunque per un massimo del 40% sull’importo dovuto nel trimestre o sulla somma residua da pagare.

Questo, però, vale solo per i datori di lavoro che effettuano spontaneamente il versamento entro 12 mesi dal termine per il pagamento e prima di eventuali richieste e/o contestazioni da parte degli enti dell’Inps, Inail e Ispettorato del lavoro. Negli altri casi si tratta, invece, di evasione contributiva che prevede una sanzione con aliquota del 30% su base annua (non più del 6,50%) sull’importo del trimestre evaso.

Cosa possiamo fare se ci accorgiamo che non ci sono stati versati i contributi?

Per prima cosa dovremo celermente segnalarlo all’Inps che si attiverà immediatamente per il recupero dei contributi dopo aver effettuato tutte le verifiche. A tal proposito è opportuno ricordare che l’obbligo di versare i contributi può cadere in prescrizione se non viene fatto valere il diritto/dovere entro un certo limite di tempo previsto dalla legge, che dal 1996 è di 5 anni (articolo 3, comma 9, legge n.335/1995). Tale limite è però di 10 anni nel caso in cui sia il lavoratore o i suoi eredi a denunciarne l’evasione da parte del datore di lavoro.

Nel caso in cui noi lavoratori dipendenti riscontrassimo un vuoto contributivo, ma il diritto a richiederne il versamento sia ormai caduto in prescrizione, potremo comunque richiedere all’Inps la costituzione di una rendita vitalizia, vale a dire il versamento all’Inps (da parte del lavoratore e/o del datore di lavoro) per un importo pari alla quota di pensione in più che ci sarebbe spettata (omissione contributiva parziale) o all’intera pensione (omissione totale).

La somma da versare varia a seconda di vari fattori, quali l’età del lavoratore, la sua retribuzione, il sesso, l’ampiezza del periodo da regolarizzare e da quello già coperto dal regolare versamento dei contributi dovuti. Le somme così versate (in un’unica soluzione o a rate) si sostituiscono ai contributi per il periodo in cui questi non erano stati versati e da un un punto di vista previdenziale svolgono la stessa funzione.

Infine, possiamo aggiungere che la rendita vitalizia può essere richiesta anche dal lavoratore già in pensione: una volta versato l’importo dovuto, l’Inps provvederà al ricalcolo della pensione.

Per maggiori informazioni, consigliamo di consultare il sito web dell’Inps: www.inps.it

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